• Laura Marino

HASHTAG o non HASHTAG?

Aggiornato il: 7 nov 2019

Breve viaggio oltre la soglia del #cancelletto

Cosa significa innanzitutto "hashtag"? Il termine inglese è stato coniato dalle parole hash, nome del simbolo # (cancelletto) in tastiera e tag, che significa etichetta. Conosce la sua popolarità con la nascita di Twitter oltre 10 anni fa, utilizzato da allora per categorizzare gli argomenti attraverso le parole concatenate che seguono il simbolo sui Social Networks. Twitter ha successivamente introdotto il collegamento ipertestuale dell’hashtag facilitando così la ricerca dei messaggi correlati.


E’ quindi uno strumento interessante per favorire l’aggregazione tematica che va usato con alcuni accorgimenti per renderlo effettivamente fruibile.


In linea generale infatti, ad esclusione di Instagram dove vengono taggate le immagini e i video anche con 10/15 #, sui Social Networks è sempre bene non utilizzarne troppi per commento, non cambiare la composizione di quelli già in uso per “tentare di rubare la scena” (direte che in rete c’è molta più libertà di espressione, ma c’è anche la netiquette!) ottenendo magari il risultato contrario, cioè di disturbare i lettori e perdere il mainstream dell’argomento.

L’esperienza d’uso degli hashtags si fonda sulla loro semplicità ed immediatezza di lettura e comprensione, quindi meglio che siano brevi e incisivi; possono contenere anche dei numeri ma non segni di punteggiatura e nemmeno spazi poiché interromperebbero la stringa di testo.

Nei post è buona norma contestualizzare gli hashtags inseriti, quindi ben venga una frase in cui i topics siano evidenziati dal famoso cancelletto rendendoli immediatamente riconducibili all’argomento e aumentando l’ottimizzazione dei post stessi.


Discorso un po’ diverso per Facebook dove gli hashtags sono cliccabili anche se la pubblicazione è stata fatta da altra piattaforma social (repost), ma molto meno utilizzati per la natura e lo spirito della community pensata per condividere esperienze personali.


Tornando a Instagram, come dicevo, se le immagini o i video sono contrassegnati dal giusto numero di #, riusciremo a far crescere in modo esponenziale la visibilità del nostro profilo sia personale che aziendale. A questo proposito con la declinazione Branded Hashtag si intende #lamiaazienda così come i Community Hashtags accellerano l’aggregazione di persone con interessi comuni come succede anche con Linkedin.

Un aiuto in caso di incertezza sul testo da far seguire al simbolo ci viene da app come Ritetag.com, che ci assiste nella pubblicazione suggerendoci tags coerenti e popolari, oppure Hashtagify.me per fornircene in base a statistiche e trend.


Tutto facile, quindi?! Nella gestione professionale dei social networks servono abilità maggiori che le regole di buon senso citate sopra.

Aspetti quali un’accurata analisi di target, competitors e leaders/influencers transmediali sono fondamentali per confezionare dei post che riescano a creare coinvolgimento e un flusso di comunicazione unico all’interno di una più ampia strategia di visibilità; non avrebbe infatti senso, o potrebbe essere addirittura controproducente per un brand, ad esempio, utilizzare un hashtag comune poiché potrebbe portare utenti sulla pagina di un competitor, così come uno corrotto o di cattiva fama incidere sulla web reputation.

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